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Amiche da tre generazioni

Pubblicato in data 27/5/2015 da in Storie di anime e animali | 2 commenti

La piccola grande Iside Jr

Quando nel 2003 ho cominciato la mia avventura nell’allevamento ero spinta da un esigenza amministrativa: ufficializzare la “vocazione agricola” di Spante, (come se ce ne fosse stato bisogno! Vivevo sola in una grande casa, su un cucuzzolo difficilmente raggiungibile, e non avevo certo le risorse per farne un Relais Château…) comunque, per soddisfare i requisiti di legge, avrei dovuto tirare fuori la maggior parte del mio reddito dall’agricoltura.

Coltivare e raccogliere qualcosa vivendo in un ambiente incontaminato, completamente circondata da boschi e animali selvatici, era praticamente impossibile.
I primi anni avevo provato, a caro prezzo, a seminare i girasoli e l’orzo. Non ho raccolto assolutamente niente mentre, daini, cervi e cinghiali gozzovigliavano con i miei semi o con i fiori di girasole prima ancora che sbocciassero…
Così ho cominciato a pensare di allevare qualcosa.
All’inizio, ingenuamente, ho pensato che un pollaio fiorente, che mi consentisse l’autoproduzione delle carni per gli ospiti sarebbe bastato ma, facendo i conti con i parametri della Cee, ho scoperto che avrei dovuto allevare circa 2.000 conigli e 3.000 polli per raggiungere le 3 UBA (Unità Bestiame Adulto) che mi avrebbero consentito di avere la Licenza Agrituristica!
Se a qualcuno di voi venisse in testa che potevo allevare cavalli o asini ci ripensi subito, cavalli e asini a quel tempo non erano contemplati frale specie che facessero reddito in agricoltura…
Avrei potuto allevare pecore, che mi sono visceralmente antipatiche, o maiali, ma non meno di 30 capi…
e già sapevo del felice ritorno del lupo nelle nostre foreste

Così ho pensato l’Impossibile…
Tre UBA equivalevano a 3 vacche adulte… e le monumentali, bianche regine dell’Appennino con le loro corna a forma di luna sapevano benissimo difendersi da sole.
Ma l’allevamento di bovini allo stato brado era stato fonte di interminabili diatribe e discussioni in famiglia per tutta la mia infanzia e giovinezza: in casa nostra era un argomento tabù.
Infatti zio Venanzo aveva, per primo, cominciato a creare nella zona un nucleo selezionato di 200 fattrici di razza romagnola allo stato brado con grandi stalle per la stabulazione libera. Il salariato addetto al controllo del bestiame aveva un cavallo con cui raggiungeva gli animali anche nei posti più impervi e a me faceva pensare ai cow boys dei film americani.
Mio padre Pino, una gran testa con l’uzzolo dell’economia molto più sviluppato del mio :-), aveva da sempre litigato con Venanzo, fratello di mia madre, perché lo reputava un sognatore.
Dal suo punto di vista mio padre Pino aveva ragione, l’idea di Venanzo era buona, ma bisognava avere molta più terra di quella che noi avevamo ed essere oculatissimi con le spese…
A mio zio Venanzo piaceva fare le cose bene, a mio papà piaceva fare cose che rendessero economicamente.
Infatti proprio Pino, già nei primi anni ottanta, aveva pensato che l’unico modo di far sopravvivere Spante sarebbe stato condividerlo con degli ospiti interessati alla vita in campagna…
E allora “agriturismo” non esisteva nemmeno come termine sul vocabolario…
Così fregandomene di tutti i battibecchi che avevo sentito fino ad allora, ho pensato che potessero aver ragione tutti e due…
Naturalmente Papà non era d’accordo e Venanzo aveva già da tempo raggiunto il campo dell’Altra Sponda, ma tra loro oramai questa diatriba era diventata una questione di principio…
Chi mi vietava di affiancare all’ azienda agrituristica un’ allevamento di fattrici allo stato brado?
In fondo, per coprire i bisogni di legge, me ne bastavano tre.
Ho contattato un’allevatrice, che aveva suo tempo imparato da Venanzo, e lei mi ha offerto 4 femmine adulte con 4 vitelle femmine.

Iside la Maga e Cibele la Madre proteggono le vitelline

Iside la Maga e Cibele la Madre proteggono le vitelline

Erano animali molto indipendenti, unite da vincoli familiari, proteggevano le vitelline da ogni tipo di minaccia, arroccandole al centro di un cerchio che loro difendevano con la loro mole e le temibili corna.
La prima estate non abbiamo fatto altro che rincorrerle perché loro volevano tornare a casa loro, al Pornello, e non perdevano occasione per evadere da un recinto un po’ vecchiotto e puntare a nord-est.
Verso la fine dell’estate, stanca e trafelata per i continui raid, mi convinco che sarebbe meglio affrontare il problema da una diversa angolazione… ho pensato che sarebbe stato più opportuno farci amicizia.
Ogni mattina mi avvicinavo al recinto e lanciavo un richiamo poi mettevo del fieno profumato e del mais macinato nei secchielli per farle avvicinare, le invogliavo, gridavo, muggivo e ho perfino cantato canzoni per loro, ma loro ancor prima che io riuscissi a vederle, si erano già nascoste nel bosco più fitto e mi spiavano da lontano…
Una mattina di settembre, un po’nuvolosa, decido di andare loro incontro, e come al solito le sento galoppare via. Mi sdraio al sole vicino al secchio giallo col mais macinato, per riposare un po’ quasi mi addormento fino a che una nuvola proietta ombra sul mio viso, e un soffio caldo mi costringe ad aprire gli occhi… E mi trovo a tu per tu con un enorme, umido naso nero, due grandi occhi languidi che mi scrutano e un imponente paio di nerissime corna!
Finalmente una di loro si era tanto incuriosita da avvicinarsi per capire che “razza di animale” fossi io!
Ho colto l’occasione per farle annusare e assaggiare il macinato … da lì a poco, se compariva un secchio giallo all’orizzonte, tutte si affrettavano a raggiungere il punto d’incontro e distribuzione di “cose squisite”.
La prima a venire, quella con le corna nere come la notte, l’ho chiamata Iside la Maga e sua figlia Nut;
la seconda è stata Hathor, la Capobranco con sua figlia Shakti; la terza, la più difesa e selvaggia, è stata Luna la Guerriera con sua figlia Ecate; la quarta, la più timida e diffidente, Cibele la Madre con sua figlia Persefone.

Luna, la guerriera, con Ecate

Luna, la guerriera, con Ecate

Più il tempo passava più il piano dava i suoi risultati tanto che ognuna di loro rispondeva al nome  e  tutte facevano volentieri ciò che gli chiedevo.
Passano gli anni e mi accorgo che alla Maga Iside è venuta una mastite fibromatosa e che le sua mammelle, anche se sembrano piene di latte, sono dure come pietre e il vitello non può nutrirsi.
Tutti mi suggeriscono di disfarmi di quell’esemplare, ma a me sembra un tradimento inconcepibile, così appena il vitello è nato, gli do il colostro, che ho munto alle altre madri, e lo faccio crescere con uno specifico latte in polvere…
Nascono così una serie di bei vitelli e due femmine alle quali mi sono particolarmente affezionata: Iside jr e Urcla…
La piccola grande Iside Jr

Tirare su i vitelli col latte artificiale è impegnativo ma estremamente gratificante: all’inizio loro si nutrono 4 volte al giorno e tu devi essere pronta col biberon da 2 litri e il latte caldo preparato al momento. Si strofinano, a te, e ti danno testatine come farebbero con la madre, un riflesso incontrollato muove allegramente i codini mentre mangiano di gusto, così puoi essere sicura che stai facendo la cosa giusta.
Iside jr aveva su un fianco una costellazione di macchiette bianche che facevano pensare all’Orsa Maggiore, ha preso il latte per sei mesi, alla fine ne beveva sette litri per tre volte al giorno, e andava in brodo di giuggiole ogni volta che mi vedeva…

Iside 5

Mi seguiva come un cagnolino e si divertiva a tendermi agguati! Più cresceva più ho dovuto proteggermi dai suoi giochi: a due anni, pesava ormai quattro quintali, ha provato a cavalcarmi  arrivandomi alle spalle, come si fa tra vitelle,  per fortuna Loriano mi ha avvisato in tempo…
Ma il legame intimo e profondo che si crea quando ti trovi a essere madre putativa di una creatura,  ci legherà per tutta la vita!
Ora Iside è vicina ad avere il suo primo vitellino; secondo i calcoli il tempo finirà la prossima settimana, ma la mia mente non riesce a staccarsi da lei…
Oggi è venuta la veterinaria per visitare Sirio, che in tutta la sua vita non è mai salito in macchina e per questo ha sempre “goduto del privilegio” delle visite a domicilio, ma prima di salutarci scendiamo tutt’e due per darle un’occhiata.
Non facciamo a tempo ad avvicinarci alla tettoia che sentiamo il rumore di acqua che scroscia: il travaglio era cominciato ma lei in tutta tranquillità  si mangia cereali macinati, fieno, si fa accarezzare il lungo muso, la giogaia bianca, la fossetta dietro all’attaccatura delle corna  …
La veterinaria vorrebbe essere spettetrice di un parto naturale, poi la deformazione professionale prende il sopravvento e insiste per visitarla, ma io mi oppongo non voglio che la mia Isidina venga legata e stressata il un momento così delicato, così lei rinuncia.
Invece canto per Iside le canzoni delle Grandi Madri alle quali lei è abituata fin da piccola…
So che a lei faranno piacere e un comportamento strano in più o meno non peggiorerà di molto la mia fama di donna stravagante 😉
Un’ora passa in fretta…
Iside non cambia atteggiamento, aiuta con spinte poderose il vitello a trovare la via della luce e poi serena e affettuosa come sempre, accetta i miei doni di erba profumata e fiocchi di avena, mi annusa, col musello nero e fremente, e struscia la testa contro le mie mani felice che io sia qui in questo momento… mi lascia entrare sotto la tettoia, ad aspettare con lei, poi dopo due ultime rapide spinte il vitello “salta fuori” come acqua che scende una cascata e si appoggia delicatamente sulla paglia. Lei comincia a chiamarlo piano, con suoni intimi e sommessi, lo asciuga e lo massaggia con la lingua ruvida e nera.
In tutto questo tempo io sono insieme a lei e lei mi permette di controllare il nuovo venuto, pulire, disinfettare l’ombelico e iniettargli la sua dose di selenio e ferro, senza fare una piega.

Isidina 2

E’ una storia “in minore” quella di Iside la grande, che nonostante i suoi 17 anni è ancora rimasta “la curandera” del branco, depositaria di molte esperienze; è  in pensione adesso, ma nessuno si sogna di scavalcarla o mancarle di rispetto…
E’ una storia “in minore” anche quella di Iside jr che pur non avendo mai preso il latte da una vacca, chiama Eraclito a nutrirsi dalla sue mammelle piene…
E’ un futuro “in minore” quello di Eraclito che è scorso con le acque e come l’acqua, giù dal ventre di sua madre, per ricordarci che “ Tutto scorre…”
Sono storie “in minore” forse, ma mi rendono immensamente felice!

2 Commenti

  1. Grazie Claudia! E’ una storia bellissima, che mi fa conoscere ancora meglio tutti voi, splendidi abitanti di Borgo Spante! E leggendo le tue parole mi sono sentito lì, in mezzo a voi, a partecipare “in diretta” a quanto hai raccontato… (sospiro) Buon tutto a tutti voi! :))

    • Grazie a te Moritz,
      Siamo lontani geograficamente, ma sempre più vicini per affetti ed interessi comuni…
      in fondo un rullio do tamburi può arrivare molto , molto lontano!
      Proprio stanotte ripensavo che il racconto fosse troppo lungo , ma il tuo commento mi spinge a ripensarci…

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