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Melonta tra storia familiare e natura selvaggia…

Pubblicato in data 9/5/2015 da in Uncategorized | 0 commenti

Isabella Danzetta
Eugenio Faina

Eugenio Faina

Quando il bisnonno Conte Eugenio Faina sposò la Baronessa Isabella Danzetta nel 1870, cambiarono molte cose nell’ organizzazione della vita della famiglia, finora concentrata tra le proprietà di Spante, San Venanzo e quelle di Orvieto.
Al contrario di suo padre Claudio, piuttosto conservatore e tradizionalista, la cui moglie Giuseppina Anselmi aveva dovuto, o piuttosto era stata costretta, a partorire a Spante perché era la Casa Madre e la prima proprietà terriera dei Faina dal 1752 , arrivandoci, già avanti nella gravidanza, fortunosamente, in portantina.. (infatti, al tempo non c’erano strade carrabili che collegassero Spante al resto del mondo) Eugenio, il figlio nato dopo quel viaggio avventuroso, aveva una mentalità più aperta e lungimirante…

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Crescendo più che altro con la madre Giuseppina, pittrice affermata, donna di vasta cultura e di mentalità più moderna, aveva approfondito le tematiche e le difficoltà dell’agricoltura dei suoi tempi, cercando nuove soluzioni ai problemi di ogni giorno. Si sarebbe in seguito occupato di fondare e organizzare la Facoltà di Agraria, che la città Perugia non aveva mai avuto, con sede nel Monastero di San Pietro, ma di questo e di altro racconterò più avanti.

Isabella Danzetta

Isabella Danzetta

Per tornare al matrimonio, e alla storia che volevo raccontare oggi, la Baronessa Isabella portò il dote 100.000 lire d’oro al marito con cui Eugenio comprò la proprietà dell’ Elmo e di Melonta -1200 ha circa, delimitata, a grandi linee, a nord dal fiume Fersinone e da Monte Giove, ad ovest dal fiume Chiani, a sud dalla strada che collegava Todi a Orvieto e ad est dai torrenti Faena e Caldana- sterminate leccete dense, primordiali e disabitate, unendo così la Proprietà di Spante – San Venanzo a quella di Orvieto…
Il suo progetto era di destinare questi boschi alla produzione della carbonella e al pascolo di maiali allo stato brado. Un’ idea di utilizzazione e non di abuso del suolo che ancora oggi è all’avanguardia per la gestione di una azienda che considera la protezione dell’ ambiente uno dei suoi obiettivi primari.
Nel 1954 mia nonna Maria ha venduto questa proprietà alla Forestale, permettendo che continuasse la protezione di un sistema ecologico così delicato.
La foresta dell’ Elmo e Melonta ha mantenuto ancora oggi intatte tutte le sue bellezze selvagge, è l’ambiente ideale per molte specie di insetti farfalle, mammiferi e pesci altrove estinti, le sue acque sono così pure che si può trovare ancora il gambero di fiume, è l’ultimo rifugio per il gatto selvatico e per le pochissime lontre allo stato libero in Italia…

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